EDERA HEDERA HELIX - significato
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EDERA HEDERA - significato

Questa è la pianta del dio Dioniso, anzi potremmo dire che è Dioniso stesso e così la pensavano gli antichi greci.

(tratto dal libro di Alfredo Cattabiani "Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante", Edizioni Oscar Mondadori. Un libro da leggere e consultare ! )

L'EDERA DI DIONISO

L'edera (Hedera helix) era un altro dei simboli di Dioniso; tant'è vero che egli veniva chiamato anche Kissós, nome greco della pianta.

Il mito narra che essa comparve subito dopo la nascita di Dioniso per proteggere il bambino dalle fiamme che bruciavano il corpo materno: avrebbe avvolto tutta la casa di Cadmo attenuando le scosse di terremoto che avevano accompagnato lo scoccare della folgore di Zeus.

Per questo i tebani considerarono sacra al dio una corona di rami d'edera e la chiamarono perikiósos, «avvolgitore di colonne».

Dalla pianta prendeva il nome anche la fonte Kissoussa presso Tebe, dove le ninfe avrebbero bagnato il piccolo Dioniso dopo la nascita.

La fantasia dei mitografi greci ne ideò anche altre origini.

Si narrava che un giorno Dioniso, abbandonato dalla madre Semele, si fosse rifugiato sotto una pianta di edera che gli diede il nome.

Un altro mito greco, invece, riferiva che Kissós era un figlio di Dioniso: morì all'improwiso mentre danzava davanti al padre.

La dea Gea, ovvero la Terra, impietosita lo mutò nell'edera che da allora portò il suo nome.

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Ci si può domandare quale rapporto vi sia fra l'edera e l'altra pianta dionisiaca, la vite.

La risposta più convincente ci è stata offerta da Walter Friedrich Otto:

«La vite e l'edera sono sorelle, che pur essendosi sviluppate in direzioni opposte, non possono celare la loro parentela.

Entrambe portano a termine una meravigliosa metamorfosi.

Nella stagione fredda la vite giace come morta e nella sua rigidità somiglia a un inutile tronco fino a quando, sotto il rinnovato calore del sole, sprigiona un rigoglioso verdeggiare e un incomparabile succo infuocato.

Non meno sorprendente è quanto accade all'edera: la sua crescita mostra un dualismo che può benissimo ricordare la doppia natura di Dioniso.

Dapprima essa produce i cosiddetti germogli ombrosi, i tralci rampicanti con le ben note foglie lobate.

Più tardi però appaiono i germogli luminosi che crescono diritti, le cui foglie hanno una forma affatto diversa, e a questo punto la pianta produce anche fiori e frutti.

Si potrebbe definirla, al pari di Dioniso, la "nata due volte".

Il suo fiorire e il suo ricoprirsi di frutti stanno peraltro in un singolare rapporto di corrispondenza e di opposizione rispetto alla vite.

L'edera fiorisce infatti in autunno, quando per la vite è tempo di vendemmia, e produce frutti in primavera.

Tra i suoi fiori e i suoi frutti sta il tempo dell'epifania dionisiaca nei mesi invernali.

Così in un certo qual modo l'edera rende omaggio al dio delle inebrianti feste invernali dopo che i suoi germogli si sono spinti in alto nell'aria, quasi fosse trasformata da una nuova primavera.

Ma anche senza tale trasformazione essa è un ornamento dell'inverno. Mentre la vite dionisiaca necessita il più possibile della luce e del calore sciare, l'edera
dionisiaca ha un bisogno sorprendentemente limitato di luce e di calore, e fa germogliare la sua freschissima verzura anche all'ombra e al freddo.

Nel bel mezzo dell'inverno, quando si celebrano trepidanti feste, essa si allarga baldanzosa con le foglie frastagliate sul terreno dei boschi, o si arrampica sui tronchi quasi volesse, al pari delle Menadi, salutare il dio e circondarlo nella danza.

La si è paragonata al serpente, e nella natura fredda attribuita a entrambi si è trovato il motivo per cui essi appartengono a Dioniso».

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Nell'edera si manifesta un tratto particolare della zoé, della vita: l'aspetto meno caloroso, di massima quiete, che si riscontra anche nel serpente, altro simbolo dionisiaco, il cui sangue freddo si oppone a quello caldo del toro o del caprone.

D'altronde nella classificazione botanica moderna la vite è posta accanto all'edera perché esse sono considerate affini.

«Ma per l'adoratore di Dioniso» soggiunge Otto «la loro affinità è radicata nell'essenza stessa del dio dalla duplice figura: luce ed oscurità, calore e freddezza, ebbrezza di vita e soffio di morte che tutto inaridisce; la molteplicità degli aspetti dionisiaci in lotta fra di loro, eppure fra di loro congiunti, si manifesta qui in forma vegetale, si erge in lotta con se stessa e prodigiosamente trapassa dall'una forma nell'altra».

Siccome Bacco era considerato il dio del trasporto mistico ma anche di quello amoroso, la pianta divenne nel vocabolario popolare dell'amore un simbolo della Passione che spinge a unirsi strettamente, in un abbraccio che si vorrebbe eterno, con l'amato o l'amata: un abbraccio simile appunto a quello dell'edera intorno al tronco di un albero.

Per questo motivo in India la pianta è considerata anche l'emblema della Concupiscenza.

Alla sua freschezza si attribuiva la virtù di fugare l'ardore del vino; perciò si credeva che Dioniso avesse ordinato ai suoi fedeli di incoronarsene.

Il dio stesso veniva raffigurato con una corona d'edera in capo e in mano il tirso, un bastone nodoso e contorto, che era avvolto dalle sue foglie.

Forse per tale ragione è nata in Occidente un'usanza, viva ancor oggi in qualche osteria paesana, di appendere fuori dell'uscio un tralcio d'edera per segnalare la mescita del vino.

Quel ramoscello è come un amuleto che renderebbe il vino innocente e innocuo.

In realtà è una pianta velenosa, e specialmente lo sono le sue bacche nere, sicché se ne consiglia soltanto l'uso esterno in pomate, estratti e cataplasmi che hanno un effetto analgesico su dolori causati da malattie reumatiche e favoriscono la cicatrizzazione di ferite e piaghe.

L'edera è anche usata nell'Europa centrale e settentrionale insieme con l'agrifoglio quale decorazione natalizia.

L'usanza nacque da una superstizione secondo la quale i folletti delle case amavano architettare molti scherzi durante le feste di Natale.

Per difendersene si cominciarono ad appendere rametti di edera e di agrifoglio sulle porte, alle travi delle case e sui camini.

I presunti poteri magici di queste piante cambiavano a seconda delle località.

In Scozia, per esempio, l'edera aveva il compito di proteggere dal malocchio le vacche e il loro latte.

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